SANTUARIO BEATA VERGINE DELLA CRETA

Castellazzo Bormida

Patrona mondiale

dei motociclisti

 

Orario celebrazioni 

9 feriali

domenica e festivi

10,30 e 17 (invernale)

18 (estiva)

 

Tel. 0131 275272

 

 Rettore

 Don Vincenty Pawlos

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Una notte al Santuario: devozione e origini del raduno

Da quasi quattro secoli i castellazzesi, e non solo loro, si rivolgono alla Beata Vergine della Creta per invocarne la protezione in tutte le calamità: epidemie, inondazioni, malattie, ricoveri, carestie.

Si invocano intercessioni negli infortuni sul lavoro, negli eventi bellici e sempre più spesso negli incidenti stradali. Ne sono testimonianza gli ex voto: tavolette votive, per grazia ricevuta, presenti nei corridoi del nostro Santuario che conducono rispettivamente alla cappella della rotonda e alla canonica.

Proprio davanti al dipinto della Vergine della Creta, nella citata cappella, tanti fedeli si raccolgono  in preghiera; un tempo era tradizione che le coppie appena sposate rendessero omaggio in quel luogo alla Madonnina.

I primi esemplari di tavolette votive presenti nel Santuario sono datati 1830: ad  oggi se ne contano, nelle varie tipologie, circa duemila.

Forme di devozione precedenti, sul finire del  1.700, erano rappresentate dai contratti di socida, alcuni dei quali sono conservati nell'archivio storico del comune di Castellazzo.

Dall'unità d'Italia le pratiche votive più diffuse sul territorio nazionale diventano proprio gli ex voto con tipologie diverse, ma soprattutto con prevalenza pittorica.

Nei disegni degli ex voto non è rappresentato il miracolo, bensì il momento precedente: ammalati a letto, infortuni sul lavoro in prevalenza agricolo, scene di guerra in trincea, bombardamenti...

Le pitture visibili nel Santuario, oltre al ritratto dell'offerente, presentano normalmente in alto l'immagine della Madonna della Creta con il bambino e in calce la data e la sigla PGR (per grazia ricevuta) a testimonianza della profonda devozione. Dalla ricostruzione di queste vicende si può tracciare una particolare storia del paese, richiamando alla memoria usi e costumi dei secoli scorsi.

Con l'evolversi della società, i carri trainati da buoi o cavalli dipinti come scenario dell'incidente sono sostituiti dai trattori, successivamente compaiono le prime automobili con guida esterna, infine le motociclette. Negli ultimi decenni i dipinti sono sostituti da immagini e fotografie e non compaiono solo grazie ricevute, ma anche richieste di protezione.

In questo contesto l'associazione motociclistica castellazzese, nata la sera del 16 marzo 1933 e proseguita in particolare per l'iniziativa del dott. Marco Re, elegge a sua patrona la “Vergine Santissima della Creta e delle Grazie” collocando nella propria sede l'immagine donata dal Rettore del Santuario. E proprio settanta anni fa, nell’agosto del 1943 veniva  pubblicato un trafiletto in cui si anticipa che il farmacista sta meditando qualche sorpresa per il Santuario e per la nostra cara Madonnina. Due mesi prima, precisamente il 3 giugno, Marco Re scrive al rag. Luciano Prati originario di Castellazzo, giornalista della Gazzetta del Popolo di Torino: “Caro Luciano, ho una nuova impresa in cammino... se il nostro Santuario, che ha già una grande rinomanza, accrescesse ancora la sua fama diventando la Madonna di Castellazzo la Patrona dei Motociclisti d'Italia. Gli Automobilisti hanno S. Cristoforo che si venera nella famosa Chiesa di Milano, gli Aviatori hanno la Madonna di Loreto quella del celebre Santuario, i Motociclisti avranno la Madonna di Castellazzo Bormida.

Ti puoi immaginare che prestigio e sviluppo acquisterebbe la tua Castellazzo: vi sarà una giornata dei Motociclisti con grande funzione nel Santuario e benedizione delle macchine...” 

La risposta, di cui si riporta un passo significativo, non tarda ad arrivare: “io penso con certezza che per far germogliare la fede in mille cuori, fino a guidarli in pellegrinaggio di amore e devozione al Santuario della nostra Vergine della Creta, occorre o un miracolo o la parola dei Santi. Né io né tu Santi non siamo. Il miracolo invece potrà venire, perché la bontà Divina della nostra Patrona è infinita e ti auguro che il miracolato  sia un motociclista e allora sarà lui il primo a far di Lei la protettrice e patrona e gli altri lo seguiranno come tu vorresti e come tu intendi.”

Evidentemente il “miracolo” si è compiuto e, come si legge nei bollettini del Santuario di quegli anni, i primi raduni testimoniano la fede e il culto per la cara Madonnina, che, come scriveva il dott. Re, ha da sempre lasciato cadere sulle nostre famiglie una goccia di rugiada della sua Grazia.

A più di 70 anni di distanza dal primo raduno, che allora si chiamava convegno, si è in gran parte smarrito quel senso religioso, quell'afflato di fede che portava centinaia di Centauri da tutta Europa ad incontrarsi e a vivere in paese giornate di comunione fraterna.

 

 Gianni Prati

2 marzo 1934  

La Madonnina

di Castellazzo Bormida

è patrona dei motociclisti

La terribile pestilenza, di manzoniana memoria, che negli anni 1630-1631 imperversa in tanta parte dell’Italia settentrionale, non risparmia certo le terre dell’Alessandrino, portando ovunque desolazione e morte. Alla popolazione abbandonata portano generosi aiuti, spirituali e materiali, soprattutto i Padri Cappuccini che si sono stabiliti in Castellazzo da più di vent’anni; le Autorità municipali dell’epoca rilasciano loro un attestato di benemerenza che ricorda con magnifiche lodi l’opera di sollievo da essi svolta per la popolazione della zona. Le figure, come quella di Padre Cristoforo de I Promessi Sposi, si moltiplicano tra i Padri Cappuccini che si dedicano con grande generosità agli appestati di Castellazzo.
La peste, se da un lato porta la desolazione materiale, fa però fiorire opere di carità e sentimenti di fede e riconoscenza a Dio nei sopravvissuti. “È in questo clima di rinnovato fervore religioso che Giovanni Viola, notabile e pia persona del luogo, nell’anno 1631 fa costruire, a sue spese, una chiesetta campestre in onore della Madonna con il titolo di «Beata Vergine della Creta e delle Grazie», e come gemma preziosissima, vi colloca un quadro della Beata Vergine con in braccio il Bambino Gesù. La SS. Vergine, in atteggiamento maestoso e pieno di materna indulgenza, indossa un abito rosso, ricoperto di un ampio mantello di colore celeste coi bordi dorati che scendendo dal capo copre la parte superiore del corpo e delle braccia. Regge soavemente in grembo il Bambino Gesù vestito di bianco, che sostiene con la mano sinistra il globo, sormontato dalla Croce, simbolo della sua potenza creatrice e redentrice, e leva la destra in atto di benedire”.1
Sull’origine del quadro, oggi l’opinione maggiormente seguita è quella che lo fa derivare dalla miracolosa immagine della Madonna di Crea. Infatti l’immagine della Madonna di Castellazzo è perfettamente uguale all’immagine della Madonna di Crea che si venerava al tempo in cui Giovanni Viola la collocò nella sua chiesetta. Una documentazione inoppugnabile ci è data dalle monete d’argento fatte coniare dal Duca di Monferrato, Ferdinando IV, nell’anno 1622-23. Queste monete raffigurano la Madonna di Crea, riprodotta nei minimi particolari nell’immagine di Castellazzo: il profilo e l’atteggiamento della Madonna e del Bambino, il manto con le sue pieghe e flessioni, la corona in testa alla Vergine ed una semplice aureola attorno al capo del Bambino che sostiene con la sinistra il globo, e con la destra addita la Madre.
Queste monete erano chiamate “Madonnine” ed erano preziose per i pellegrini che da Castellazzo andavano numerosi al Sacro Monte di Crea. Giovanni Viola che attribuiva alla Madonna di Crea o di Creta, la grazia della sua liberazione dal contagio della peste, ha voluto che la chiesetta fosse eretta in onore della Madonna, ritratta con quelle sembianze.
Con il passare degli anni, le frequenti guerre, con relative devastazioni, e le continue inondazioni del fiume Bormida, portano alla rovina la piccola chiesa. La mancanza di tempestive riparazioni rendono addirittura pericoloso l’edificio, tanto che il Vescovo, nel corso della visita pastorale del 1760 dichiara interdetta la chiesa e ne autorizza la demolizione. La venerata immagine della Madonna viene trasferita nella chiesa parrocchiale di S. Carlo ed esposta nella Cappella di S. Nicola da Bari. Nonostante la demolizione della chiesetta, la devozione alla Madonna rimane viva nel cuore dei fedeli che, passando nei pressi, non mancano di fermarsi a pregare, tanto che, nel 1781 il Parroco fa erigere sul posto una Croce in legno di rovere. Ben presto la croce viene sostituita da una edicola in muratura, sulla quale viene fatta dipingere l’immagine della Vergine perfettamente simile a quella del quadro custodito nella chiesa di S. Carlo.
La devozione attorno al piccolo Pilone va crescendo, anche per merito di alcuni ragazzi che si impegnano a mantenere accesi davanti alla sacra Immagine due ceri, che provvedono attraverso le offerte raccolte di casa in casa. L’affluenza dei fedeli cresce, e si registrano le prime grazie ottenute. Dalla relazione scritta del Canonico don Giovanni Panizza, apprendiamo che nel 1796 un uomo di Sezzadio, da molti anni dedito al vizio ed alla violenza, passando davanti alla Sacra Immagine, sente, un giorno, quasi una voce interiore che lo invita a fermarsi, ad inginocchiarsi ed a pregare. La Madonna gli tocca il cuore e lo converte, ed egli, riconoscente, porta al Pilone un quadro votivo e diventa apostolo della devozione alla Madonna. Sono inoltre certificate altre guarigioni miracolose, come quella di un uomo cieco di Boscomarengo che pregando con fede davanti alla Madonna del Pilone riacquista la vista, e quella di una giovane di Oviglio, condotta paralizzata su un carro, che riprende a camminare. I contadini della zona esperimentano in modo particolare la protezione della Madonna durante la mortale pestilenza che per tre anni, intorno al 1794, colpisce il bestiame, specialmente bovino, provocandone una morìa.
Con la frequenza dei pellegrini, si fa sentire impellente l’urgenza della costruzione di una vera chiesa, ampia e adatta ad accogliere tanti fedeli: si preparano i disegni, si acquistano i terreni e si provvedono ben 40 mila mattoni. Con grande solennità, il 12 novembre 1797 il Vicario Generale della Diocesi benedice e pone la prima pietra. Ma la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche, che coinvolgono queste zone, costringono ad interrompere i lavori; anzi il materiale ed i fondi accantonati per la costruzione vengono devoluti ad altri lavori pubblici, come l’allestimento del Cimitero civico, imposto dalle leggi di Napoleone.
Nonostante le avverse condizioni storiche, non si interrompe però la devozione verso la Madonna della Creta, e davanti alla piccola cappella i pellegrini continuano ad accorrere numerosi. Nel 1836 i lavori possono essere ripresi, e dieci anni dopo, la nuova Chiesa viene solennemente benedetta, l’8 novembre del 1846. Con una trionfale processione, alla quale prendono parte tutte le Autorità, i Padri Cappuccini e le Confraternite, il venerato quadro della Beata Vergine della Creta, dopo 81 anni, viene riportato e ricollocato nel suo nuovo e grandioso tempio. Con continue modifiche di ampliamento, il Santuario acquista l’attuale imponente struttura e diventa centro della devozione alla Madonna per tutta la Diocesi di Alessandria. Il 12 settembre del 1880 la Madonna della Creta viene solennemente incoronata dal Capitolo di S. Pietro in Vaticano; le preziose corone saranno rubate per ben due volte, nel 1920 e nel 1939, ma per altrettante volte la pietà dei fedeli ha posto sul capo della Vergine e del Bambino nuove corone, segno di devozione e di amore.
Nel 1934 il Moto Club di Castellazzo sceglie la Madonnina come propria celeste Patrona, ed in occasione del primo grande raduno Motociclistico Internazionale del 1946, al quale prendono parte non solo motociclisti italiani, ma francesi e svizzeri, sorge vivo il desiderio che la Madonnina di Castellazzo diventi ufficialmente la “Regina dei Centauri”. Il Papa Pio XII accoglie la richiesta e con Lettera Apostolica dell’11 febbraio 1947 dichiara la “Madonnina della Creta primaria Patrona dei motociclisti”. Per il grande raduno internazionale del 7 luglio 1949 Pio XII accende la lampada votiva che arde nel Santuario davanti alla Madonna, e che porta scolpita la significativa dedica: “Patronae suae ex toto orbe terrarum fraternitate vincti Centauri nostri = Alla loro Patrona, da tutto il mondo, uniti in fraternità, i nostri Centauri”.
Ogni anno, alla festa di luglio, si danno convegno, con l’assordante rombo dei motori, motociclisti di tutte le parti d’Europa, d’Africa e persino d’America, riportando ai loro paesi, con la benedizione della Madonna, la fama del devoto Santuario piemontese.

Nuova Luce

per la Madonina dei Centauri
1400 km in sela

a moto d'epoca

per riaccendere la LAMPADA VOTIVA

Tredici centauri  parteciparono al l'udien za generale  di Benedeto XVI in occasione dei 60 anni dalla accensione della Lampada Votiva da parte dei motociclisti alla Loro Patrona, il gruppo Moto d'Epoca del Moto Club Castellazzo Bormida insieme alla Sezione di Bressana Bottarone e al Moto Club Internazionale Madonnina dei Centauri partecipò  il 10 giugno all'udienza generale del Santo Padre per la riaccensione della Lampada Votiva.

Nel 1949 venne forgiata una lampada votiva dono dei motociclisti alla loro Patrona.
Il 5 luglio dello stesso anno la lampada partì per Roma su di un motocarro scortato da un gruppo di motociclisti e da venti operai della Moto Guzzi in tuta azzurra a cavallo di  “Super Alce“.
Il gruppo fu accolto in Vaticano e una piccola delegazione fu ricevuta negli appartamenti papali da Pio XII che accese la lampada per la prima volta. Dopo un trionfale ritorno, acclamata al suo passaggio da moltissimi motociclisti lungo il tragitto, la lampada giunse nel Santuario di Castellazzo Bormida accolta dall'allora Vescovo.

Arse per molti anni vicino alla cara immagine della Beata Vergine della Creta finchè non fu sottratta al Santuario da ignoti negli anni  '70.
A distanza di 60 anni, il  7 giugno 2009, una delegazione di tredici centauri, in sella alle loro moto storiche hanno scortato il motocarro Guzzi "Ercole" con la Lampada Votiva in un viaggio a tappe verso Roma. Martedì 9 giugno in serata la Lampada Votiva giunse  a Roma dove fu  attesa presso il concessionario Moto Guzzi Moto System dagli amici del Motoclub  “Moto d'Epoca Roma“ e dal gruppo Guzzi Club Roma.
Mercoledì 10 giugno i centauri, accompagnati dal Presidente del Moto Guzzi World Club Mario Arosio, parteciparono all'udienza generale con Benedetto XVI che ripropose  il rito dell'accensione.
Al ritorno, nella serata di Sabato 13 giugno, con una celebrazione solenne, alla presenza del Vescovo, del Prefetto di Alessandria e delle autorità la Lampada Votiva venne  ricollocata nel Santuario di Castellazzo Bormida, dove rimarrà  a dare luce all'mmagine della Beata Vergine della Creta per sempre.

Da anni si tramandano due preghiere

che invocano la protezione

della Madonna per tutti i motociclisti.

 

Eccone i testi:

Madonnina dei Centauri,
che da questo Santuario stendi su tutti noi il tuo benevolo manto, proteggici dalle insidie della strada,
con ogni tempo e sotto qualunque latitudine.
Beata Vergine Maria,
aiutaci affinché il nostro comportamento
sia sempre di buon esempio a tutti:
sulla strada come veri sportivi e nella vita
come operatori di fratellanza e concordia universale.
Sorreggici nelle nostre debolezze e concedici di vivere da forti testimoni della fede, per raggiungerti in Paradiso a godere,
benedire e amare per sempre il tuo Gesù.
Amen.

 

 

 

Beata Vergine della Creta,
che in questo Santuario sei dispensatrice delle grazie divine,
io Ti saluto Regina del cielo e della terra
e Ti prego di ottenermi dal Tuo Figlio Gesù
il perdono dei miei peccati
e le grazie spirituali e corporali utili alla mia eterna salvezza.
Ti supplico affinché io possa arrivare un giorno a godere,
benedire e amare per sempre con Te
il Tuo Gesù in Paradiso.
Amen.